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Chi sono i veri viaggiatori?

Un viaggiatore cerca la verità non un posto esotico.

Questa è una frase, per me assolutamente condivisibile,  che prendo a prestito dal post “Cosa ti rende un viaggiatore” , che oggi mi serve per condividere una riflessione. Una mia fissa direi.

La mia vera domanda è, cosa c’entra l’evasione con il viaggio? E Come la nostra vita influenza i viaggiatori che siamo in grado di essere?

Cominciamo dall’inizio.

Cos’è per noi il posto esotico?

Al di là della bellezza, quello che davvero cerchiamo quando desideriamo viaggiare è il relax o  l’evasione. L’eccezionalità, qualcosa che allontani la routine e la noia, e in certi casi il grigiore della vita quotidiana. Ma la ricerca della verità è qualcosa di diverso. Per molti la vita, il suo senso più profondo e la realizzazione di sé come persone appagate e consapevoli, passa attraverso il lavoro e la carriera.  Mentre credo che la nostra identità non dipende dalla posizione nella scala sociale, che oggi, non è solo quella del benessere, ma quella del lavoro.  Semmai la nostra identità cerca conferme e stabilità economica nel lavoro.  Ma questo basta per definire chi siamo? Secondo me no. E non per surclassare quello che “produciamo” lavorativamente o non dargli importanza, ma solo per metterlo al giusto posto.

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Il lavoro dove lo mettiamo?

Sicuramente nessuno desidera (ed è forse questo il vero problema oggi) , dopo aver studiato, o essersi specializzato o appassionato di qualcosa,  essere costretto a fare, per lavoro, qualcosa di assolutamente lontano da sé.  E questo complica le cose, minando il nostro senso di utilità quotidiano.

Mio padre mi racconta sempre che la sua laurea, lui, 40 anni fa, l’ha presa per sé e che lo rifarebbe cento volte anche se il suo lavoro, come accade oggi,  è altro.  Secondo lui la passione, lo studio, la dedizione la dobbiamo a noi. E io aggiungo, l’impegno nel lavoro, qualunque esso sia, lo dobbiamo a noi, per non alienarci da noi stessi, per mettere sempre qualcosa di nostro in quello che facciamo, anche quando questo non ci fa impazzire, senza però che questo diventi la nostra ragione di vita.  Pur consapevoli che da quel lavoro forse dipende il nostro modo di progettare la vita, intendo in termini di sicurezze,  ci dimentichiamo che il lavoro non è il fine della nostra vita, ma semmai un mezzo (cosa difficilissima da tenere a mente).

Ma dunque la domanda è: qual è il fine della nostra vita? Bene, se non avete ben chiaro quello è difficile andare avanti e sapere perché vi alzate ogni mattina. Allora sì, forse il lavoro sarà al primo posto nella realizzazione di sé. Ma se invece avete chiaro chi siete, la vita assume un’altra dimensione e la risposta sarà molto probabilmente fuori dal vostro posto/ruolo lavorativo (amenocchè non siete un artista e su questo un giorno aprirò un post a parte).

Tornando al viaggio.

Mi rendo conto che viaggiare sul serio costa fatica e non sia sempre assimilabile all’evasione. Costa anche denaro, ma per questo, se avete voglia di adattarvi e di viaggiare sul serio, c’è rimedio.  La curiosità continua e la voglia di conoscenza sono stancanti, ma producono un rilassamento della mente;   anche se accoglie e ricerca stimoli continuamente e quindi in un certo senso lavora, la mente si avvicina così a ciò che più rende l’uomo l’essere speciale che è: la condivisione e la conoscenza.

Quindi essere viaggiatori sul serio è, sì, uno stato mentale, ma questo stato probabilmente dipende (ANCHE) dalla nostra concezione del lavoro e della vita in generale.  Ci hanno insegnato  la responsabilità e il senso del dovere, ma spesso molti non conoscono il valore del “cercare veramente le nostre inclinazioni”, la nostra felicità. Una sorta di responsabilità verso noi stessi. Che non si appaga nella frase faccio quello che voglio, ma semplicemente nello scegliere davvero cosa vogliamo realizzare, sapendo ogni giorno qual’è la nostra strada, l’obiettivo finale.

Se per voi il lavoro e la carriera sono una delle priorità della vostra vita (parlo di persone che hanno ancora l’età e l’energia fisica  per appagarsi stancandosi) probabilmente basterà cercare momenti di relax ed evasione. Se invece sentite che la vostra vita è là fuori, in un voi che non si raffigura con il vostro ruolo lavorativo (o anche con il ruolo che avete nella vita di tutti i giorni per qualcun altro), è  probabile (parlo solo di probabilità, non di conseguenze certe) che sarete più inclini a cercare la verità e in generale, pur non viaggiando fisicamente,  sarete molto curiosi verso tanti aspetti della vita., come se fosse la vostra linfa vitale.

Ma il viaggio cos’ se non:  ricerca, conoscenza, apertura. In definitiva, vita allo stato puro?.

Detto questo, affermo anche tutto e il contrario di tutto. Ovvero. Credo seriamente in quello che ho scritto, ma sono abbastanza lucida per sapere che in fondo il lavoro è una realtà e nella reatà è spesso molto difficile rimanere distaccati da quello che ci succede. Quindi il mio è un pensiero, ma anche un augurio che rivolgo a ognuno di noi: quello di rimanere sempre intimamente connessi a chi siamo, nonostante tutto.  (leggete anche “voglio vivere così…ma com’è?).

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4 Comments

  1. Francesca Di Pietro

    febbraio 20, 2014 at 4:01 pm

    Grazie per avermi citato, ma quindi per te chi sono i veri viaggiatori? :-)

    Reply

    • Erica lav

      febbraio 21, 2014 at 3:04 pm

      Ciao Francesca! ehehe, domanda legittima visto che nel post mi sono arrovellata nei meandri dei miei pensieri senza riuscire alla fine ad essere chiara sul concetto. Per me? I veri viaggiatori sono gli stessi che sono per te :). Coloro che esplorano, cercano, si avventurano ogni giorno nella vita quotidiana con spirito di ricerca e accoglienza.
      Nel post ho messo dentro anche il monologo sul lavoro perchè questo è un interrogativo costante nella mia vita: “che posto ha il lavoro nella vita di ognuno?”…è così importante da farti dimenticare di te stesso e dei tuoi sogni? e quindi questo forse determina il fatto che quando pensi al viaggio desideri solo evadere e riposare? E qui cito Seth Goldin: “Invece di sognare la prossima vacanza, forse dovreste scegliere una vita dalla quale non sentite l’esigenza di scappare”. Più vero di così ;)
      Io mi sento in viaggio quando cammino in certi vicoletti di Palermo, quando chiudo gli occhi e respiro forte l’aria del mare, presente a me stessa, trovando in quell’attimo ogni volta qualcosa di rigenerante. Purtroppo non puoi sempre viaggiare fisicamente, ma puoi spesso viaggiare con la mente. Nei tuoi sogni. nei posti dove vivi, nei volti e nelle persone che incontri :)

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  2. Elisabetta

    settembre 21, 2013 at 12:29 pm

    Essere intimamente connessi a chi siamo, nonostante tutto: una grande sfida per riuscire a rimanere se stessi, a viaggiare, scoprire e scoprirsi senza farsi influenzare da una società che ci vorrebbe tutti omolgati ma spesso infelici. Il posto esotico può portare alla verità perchè è il cammino che ci porta fin là a fare la differenza. E’ un anno che viaggio e di posti esotici ne ho visti tanti, ma quello più esotico è ciò che ho scoperto dentro di me.

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    • Erica lav

      settembre 21, 2013 at 1:06 pm

      Ciao Elisabetta! si, é veramente difficile rimanere connessi con noi stessi, ma sopratutto capire veramente chi é questo “noi”. La tua prospettiva sul posto esotico é interessante..adesso ci rifletto un po. In realta quando ho scritto questo post pensavo avrei detto altro, non so come sono arrivata fin li..dopo
      questo post mi sto chiarendo le idee io stessa :). Grazie sempre !!!

      Reply

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