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Viaggio in Bosnia

Cammini per ore su lunghe e strette statali con curvoni intorno a fiumi e monti, come nella zona intorno a Jablanica, solcata da un lungo fiume di colore verde, dove il paesaggio è bellissimo. E ti chiedi dove ti porterà questa strada che sembra non finire mai. Intorno solo case in ricostruzione, quando non ancora distrutte, dove si vedono chiaramente i segni dei buchi lasciati dalle mitragliatrici.
Questa è la prima immagine che mi viene in mente quando ripenso alla Bosnia: una lunga serpentina di asfalto circondata da natura.
Prima di arrivare il suo nome – Bosnia –  rievocava in me scenari non proprio rilassati., ma questa era solo una suggestione legata alla storia di questo paese. Basta guardare Sarajevo che é un concentrato di vitalità all’ennesima potenza, per rimanere subito spiazzati e contraddetti. 
bosnia, on the road

Bosnia – sulla strada

La Bosnia é una terra strana. E te ne rendi conto già superando il confine a sud con la Croazia: senti subito di avere cambiato mondo.

Arrivando da sud est è facile percepire che il territorio è ancora in un certo senso diviso. Le prime case mantengono esposta la bandiera croata.  Questo credo dipenda dal fatto che questa parte del paese ha un alta concentrazione di croati cattolici e infatti, ancora nella città di Mostar è possibile pagare in kune (la moneta croata), anche se non sembra fargli molto piacere.

Il paesaggio in Bosnia

Viaggiando in macchina si vedono solo piccole file di case e l’unica vera grande città é  Sarajevo, seguita da Mostar. Belle, ma entrambe oramai molto commerciali. A Mostar  per esempio  hanno sfruttato benissimo  la zona del ponte, che oggi è un grande patrimonio per la città. Oltre al fatto di essere un angolo naturalmente bellissimo, ci sono tanti localini arredati in modo tipico arabo e sembra di trovarsi di botto in un pezzo di Istanbul. Ah, l’acqua del fiume è gelata..nel vero senso della parola! provare per credere, mettete un piede e assistete al frequente lancio dei dei nuotatori dal punto più alto del ponte: 24 metri a picco verso un punto preciso del fiume che garantisce la profondità. Uno spettacolo!
mostar-paesaggio-ponte

Mostar – vista dal ponte

Dopo esserci fermati un paio di giorni a Sarajevo, continuiamo il nostro viaggio verso nord,  in direzione di Zagabria e anche lì i pensieri ti bombardano il cervello, perchè proprio non capisci come si possa vivere così, appena fuori dalla città.  Mi chiedevo per esempio come facessero i bambini ad andare a scuola. Cioè dove precisamente. Visto che ci sono solo piccoli villaggi e i paesi più grandi, dove presumibilmente ci sono le scuole, sembrano lontanissimi per via dei collegamenti su strade un pò strettine dove ci metti un sacco per muoverti da un punto all’altro.
Le facce incontrate sulla strada sono segnate dal sole e da solchi, suppongo anche per via dei lunghi pezzi a piedi, in bici o come meglio si può.
E come i volti, così anche le case sono segnate da buchi e mattoni arancioni che mostrano le scheletro della casa, prima della mano di pittura.
mostar-bosnia

Mostar – per le vie del centro

La ricostruzione

In appena vent’anni dalla guerra questo paese ha iniziato una bella ricostruzione. Ero stata di passaggio in Bosnia circa 10 anni fa e la sensazione questa volta è stata differente.  Di una ricostruzione ad uno stato avanzato. Più colori alle case. Più fiori. Meno edifici diroccati. Più sorrisi, meno diffidenza.
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Ma la storia non la dimentichi mai. Basta sapere che stai attraversando il Viale dei cecchini a Sarajevo, anche se la vitalità del centro città fa di tutto per fartelo dimenticare, per tornare indietro con la memoria in un attimo. E quindi poi torni a casa e curiosa ti rileggi la storia dei posti e dei luoghi dove sei passato, per capire la geografia della storia e renderti bene conto di quello che hai toccato.
A proposito di memoria, se vi interessa capire bene cosa è successo nella strage di Srebreniza,  vi consiglio la mostra della galleria 11.07 a Sarajevo. Non credo siamo mai preparati ad entrare così nel profondo di certi eventi. E sopratutto, sento sempre di saperne troppo poco. Ad ogni modo, qui trovate un buon post sulla mostra. http://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/Luoghi-della-memoria-la-galleria-11-07-95-120601
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4 Comments

  1. Andrea Belcastro

    ottobre 8, 2013 at 4:58 pm

    bel viaggio e bel post.

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    • Erica lav

      ottobre 9, 2013 at 2:40 pm

      Ciao Andrea, ti ringrazio del tuo commento che mi riempie di gioia…scrivere e cercare di condividere su questo blog ha senso quando sento che quello che scrivo è arrivato a qualcuno. Grazie!

      Reply

  2. Sunday

    ottobre 8, 2013 at 1:36 pm

    Questo articolo ha risvegliato in me quando avevo lavorato in Kosovo, appena dopo la guerra. Ci sono poi tornata dopo circa cinque anni, e l’aria che si respirava era uguale a quella da te descritta: la storia non si dimentica mai, soprattutto quella – tragica – di guerra.

    Reply

    • Erica lav

      ottobre 9, 2013 at 2:39 pm

      già, purtroppo è così. la prima volta andai a Tuzla, proprio dove avevano allestito il campo, sono andata poi a Srebreniza, il fulcro della strage, c’era un’atmosfera così tetra e ricordo bene che avevo una sensazione di stretta al cuore. ma ricordo altrettanto bene (noi avevamo una camera e una macchina fotografica) che avevo la sensazione ci guardassero con sospetto. Quest’ultima volta invece, mi è sembrato di stare in un altro paese..sorridente. E questo solo a distanza di dieci anni.

      Reply

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